Tatuaggi, pittura e legame con le sue origini margheritane: Michele Lamonaca si racconta

Da Margherita di Savoia a Milano, il giovane talento racconta la sua arte e la sua passione per i tatuaggi

domenica 9 agosto 2026 10.49
A cura di Arianna Riontino
Michele Lamonaca è un giovane artista che l'amore per la sua terra d'origine, Margherita di Savoia, se lo porta da sempre nel cuore, anche se la vita e il lavoro lo hanno portato altrove, precisamente a Milano, dove ha aperto il suo studio di tatuaggi, legando alla sua passione per i tatuaggi, quella per l'arte.

Negli ultimi anni Michele ha esposto i suoi quadri a Milano Brera e a Roma, nell'ambito di mostre artistiche curate da Alfonso Restivo; ha inoltre realizzato un tatuaggio per il celebre rapper Clementino.

Nonostante vari riconoscimenti, progetti e collaborazioni importanti, per Michele il legame con Margherita di Savoia, dove è cresciuto e dove oggi vivono molti amici e parenti, rimane unico e indissolubile.

In questa intervista, abbiamo infatti rivolto alcune domande a Michele, per conoscere alcuni aspetti della sua vita e il suo approccio al mondo dei tatuaggi e della pittura, facendo un focus sulle difficoltà di vivere di arte in Italia ma anche su aspirazioni e sogni futuri che continua a coltivare con passione e costanza.

Michele, sei originario di Margherita di Savoia: c'è un ricordo in particolare, legato alla tua infanzia o adolescenza, che ha contribuito a formare la tua passione per l'arte e la creatività?

«Margherita di Savoia è il posto dove sono nato e cresciuto e dove ho mosso i primi passi nel mondo dell'arte. Fin da piccolo sono stato influenzato dalla cultura pop di quegli anni: la musica, i fumetti, i cartoni animati e i videogiochi che hanno accompagnato la mia infanzia e che, ancora oggi, in parte ritrovo nel mio modo di creare. A trasmettermi ancora di più l'amore per l'arte è stato poi mio nonno, Miccoli Michele, artista e musicista, una figura che ha avuto un'influenza fondamentale nel mio percorso. Credo che il disegno sia sempre stato una parte di me e, con gli anni, quella passione è diventata la mia professione».

Oggi lavori come tatuatore a Milano e hai avuto l'opportunità di tatuare anche volti noti come il rapper Clementino; cosa significa per te vedere la tua arte apprezzata da personaggi noti?

«È sicuramente una soddisfazione sapere che anche persone conosciute abbiano scelto di affidarsi a me. Nel caso di Clementino, l'incontro è nato in modo del tutto naturale: era venuto nel mio studio, che oltre all'attività di tatuaggio ospita anche uno studio di registrazione, dove collaboro con Mattia Esposito, in arte "Bella Espo", per registrare un brano. Abbiamo avuto modo di conoscerci, è nata subito una bella sintonia e, quando mi ha chiesto di realizzare un suo tatuaggio, è stato un momento che porterò sempre con me. È stata una grande soddisfazione, non tanto per la notorietà, quanto per la fiducia che ha riposto nel mio lavoro. Detto questo, il mio approccio non cambia: che davanti abbia un artista conosciuto o una persona che entra per il suo primo tatuaggio, l'obiettivo è sempre lo stesso, creare qualcosa di unico che rappresenti davvero chi lo porterà sulla pelle».

Dato che il tatuaggio è una forma d'arte molto personale, poiché spesso un tatuaggio racconta anche la storia personale di qualcuno, qual è il tuo approccio quando incontri un cliente e devi trasformare un'idea in un'opera?

«Per me ogni tatuaggio nasce prima da una conversazione. Cerco sempre di capire cosa vuole comunicare quella persona, quale storia c'è dietro e come trasformarla in un progetto che sia personale e armonioso. Non mi interessa realizzare semplicemente un bel disegno: voglio creare qualcosa che abbia significato e che il cliente sia felice di portare con sé per tutta la vita. È questa la filosofia che porto avanti ogni giorno nel mio studio GDA Tattoo di Misinto».

Negli ultimi anni hai esposto i tuoi quadri a Milano e a Roma. Come convivono, nel tuo lavoro, la pittura e il tatuaggio come forme di creatività?

«Il tatuaggio resta il centro della mia attività ed è il lavoro a cui dedico la maggior parte del mio tempo. La pittura, invece, mi accompagna da sempre come forma di espressione personale e negli ultimi anni ho deciso di darle maggiore spazio, anche grazie all'opportunità di esporre le mie opere in mostre a Milano Brera e a Roma, curate dal direttore artistico Alfonso Restivo. Pittura e tatuaggio sono due mondi diversi. Il tatuaggio richiede grande precisione e responsabilità, e ogni scelta deve essere studiata con attenzione. La pittura, invece, mi permette di esprimermi in modo più libero, senza quei limiti tecnici che inevitabilmente esistono nel tatuaggio. Allo stesso tempo, però, hanno una cosa fondamentale in comune: entrambe sono forme d'arte capaci di trasmettere emozioni e di raccontare una storia».

Secondo te, quanto è difficile oggi riuscire a vivere di arte e creatività in Italia e quali sono i principali ostacoli che un giovane artista potrebbe dover affrontare?

«Vivere di arte in Italia è sicuramente una sfida. Non solo per gli aspetti economici, ma anche perché, ancora oggi, il lavoro dell'artista viene spesso sottovalutato. C'è ancora chi pensa che l'arte sia solo un hobby o una passione e non un vero mestiere, quando in realtà richiede anni di studio, sacrifici, aggiornamento continuo e tantissime ore di lavoro che spesso non si vedono. Io credo che qualsiasi forma d'arte, se affrontata con professionalità e serietà, meriti lo stesso rispetto di qualsiasi altra professione. Non è semplice intraprendere una strada artistica, serve tanta determinazione. Ci sono stati momenti difficili anche nel mio percorso, tra amici, familiari o sconosciuti che possono darti contro, o anche solo la vita che ti mette i bastoni tra le ruote, ma credo che con impegno e serietà si possano costruire risultati importanti se e davvero ciò che si vuole. Bisogna avere pazienza e non smettere mai di vivere l'arte oltre che farla».

Il tuo stile è fortemente legato al tatuaggio tradizionale. Da dove nasce questa scelta e quanto è importante conoscere la storia di quest'arte?

«Ho sempre avuto una grande passione per il tatuaggio tradizionale, perché racchiude valori come equilibrio, semplicità e solidità che continuano ad affascinarmi. Nel mio percorso ho avuto la fortuna di conoscere Gianmaurizio Fercioni, una figura che ha scritto una parte importante della storia del tatuaggio italiano. Poter condividere del tempo con lui e ascoltare i suoi racconti è stato un privilegio e un'occasione di crescita, sia dal punto di vista professionale che umano».

Margherita di Savoia rappresenta per te il luogo dove vivono parenti e amici: che rapporto hai oggi con il tuo paese e quali sono i tuoi sogni e progetti futuri?

«Margherita di Savoia resterà sempre casa. Qui sono nato, qui vivono ancora tanti miei parenti e amici e ogni volta che torno provo un'emozione particolare. Mi piacerebbe, un giorno, poter portare il progetto GDA Tattoo Studio anche a Margherita di Savoia. Non è una decisione già presa, ma mi è balzata in testa più volte, perché sarebbe bello creare nel mio paese una realtà dedicata al tatuaggio».