Curiose “sfere marroni” sulla battigia tra Margherita e Zapponeta: l’intervista a Salvatore Giannino

«Non rappresentano un segno di inquinamento, ma il certificato di buona salute del mare di fronte a noi»

venerdì 14 agosto 2026 12.49
A cura di Arianna Riontino
Le "egagropili", conosciute più comunemente come "palle di Nettuno", sono delle sfere marroni essenziali per la salute dell'ecosistema marino e dell'intero pianeta. Molti bagnanti hanno infatti segnalato, nei giorni scorsi, la loro presenza sulla battigia, in particolare nella zona tra Margherita di Savoia e Zapponeta.

Alcuni le hanno scambiate per un ammasso di detriti e rifiuti: in realtà le "palle di mare" testimoniano la presenza di un ecosistema marino sommerso che svolge un ruolo globale simile a quello della Foresta Amazzonica.

Per conoscere curiosità e benefici di queste sfere organiche, abbiamo intervistato Salvatore Giannino, guida ambientale e presidente dell'associazione "Fare Natura" di Margherita di Savoia.

Cosa sono queste "palle di mare" che si trovano spesso sulla battigia?

«Spesso scambiate per rifiuti, alghe misteriose o strane formazioni organiche, queste strutture prendono il nome scientifico di egagròpile, ma sono comunemente note come "palle di mare" o "palle di Nettuno". Lungi dall'essere sporcizia, queste sfere racchiudono una storia ecologica straordinaria e un segreto fondamentale per la salute dei nostri mari e del nostro pianeta. A dispetto delle apparenze, le palle di mare non sono composte da alghe. Derivano infatti dalla Posidonia oceanica, una vera e propria pianta marina – dotata di radici, fusti, fiori e frutti – che popola i fondali del nostro mare formando immense praterie sommerse».

Quale processo porta alla loro forma sferica e alla loro particolare consistenza?

«Quando la pianta perde le sue foglie vecchie, i resti fibrosi della base fogliare si sfilacciano. Le correnti marine e il moto ondoso sottomarino fanno il resto: agiscono come una gigantesca lavatrice, arrotolando e compattando queste fibre millimetro dopo millimetro, fino a modellarle in forme sferiche o ovali che il mare infine deposita sulla battigia. Se si prova ad aprire o a sezionare una palla di mare, al suo interno si trova quasi sempre un nucleo centrale compatto che ha fatto da "innesco" per l'intera struttura. In pratica, il nucleo centrale funziona esattamente come il granello di sabbia che dà inizio alla formazione di una perla all'interno di un'ostrica, oppure come il primo nucleo di ghiaccio attorno a cui si sviluppa un chicco di grandine. Troppo spesso i turisti considerano le egagropile e i cumuli di foglie secche a riva (le cosiddette banquettes) come elementi di degrado visivo, spingendo per la loro rimozione meccanica. Niente di più sbagliato. Questo materiale biologico costituisce una barriera naturale insostituibile. Smorza la forza delle onde e trattiene la sabbia, proteggendo i nostri litorali dall'erosione costiera. Rimuoverle significa esporre le spiagge alla progressiva scomparsa».

Qual è il ruolo delle egagropili per l'ecosistema marino?

«Le palle di mare testimoniano la presenza di un ecosistema sommerso che svolge un ruolo globale simile a quello della Foresta Amazzonica. La Posidonia oceanica è infatti una super-catturatrice di carbonio. Attraverso la fotosintesi, queste praterie marine assorbono enormi quantità di anidride carbonica dall'atmosfera, immagazzinandola nei propri tessuti e nel fondale per secoli. Questo "blue carbon" (carbonio blu) viene intrappolato in modo permanente, contribuendo a frenare l'effetto serra e il riscaldamento globale in misura proporzionalmente superiore rispetto a molte foreste terrestri. Inoltre, producendo grandi quantità di ossigeno, la Posidonia mitiga l'acidificazione degli oceani causata dalle emissioni umane. Negli ultimi anni, la scienza ha scoperto una dote straordinaria di queste formazioni. Alcuni studi condotti nel Mediterraneo hanno dimostrato che, mentre rotolano sul fondale marino prima di aggregarsi completamente, le palle di mare intrappolano meccanicamente i filamenti di microplastica che inquinano le acque. Una sola tonnellata di queste fibre può arrivare a catturare milioni di frammenti plastici, agendo come un vero e proprio filtro ecologico che ripulisce i fondali. Trovare le palle di mare sulla spiaggia non è quindi un segno di inquinamento, ma il certificato di buona salute del mare di fronte a noi. La prossima volta che camminando sul bagnasciuga vi imbatterete in una di queste sfere di feltro, non guardatela come un semplice detrito. Prendetela in mano: è leggera, calda, profuma di salsedine e di vento. Quella pallina apparentemente insignificante ha viaggiato nei fondali, ha cullato i pesci, ha respirato per noi producendo l'ossigeno del nostro pianeta e ha lottato silenziosamente per difendere la spiaggia che state calpestando».
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