Balneabilità a Margherita, Giannino: «Il nostro ecosistema è sano, protetto e meravigliosamente vivo»

L’intervista a Salvatore Giannino, presidente dell’associazione Fare Natura e rappresentante WWF, che spiega le cause del fenomeno

mercoledì 19 agosto 2026 12.30
A cura di Arianna Riontino
A Margherita di Savoia, nei giorni scorsi, residenti e bagnanti hanno segnalato un'insolita tonalità di verde che ha colorato il mare, lungo la costa di Margherita e Zapponeta, alimentando dubbi e perplessità in merito alla qualità dell'acqua.

Secondo quanto chiarito dal sindaco di Margherita di Savoia, Bernardo Lodispoto, a seguito di approfondite analisi compiute dall'ARPA-BAT che ha effettuato una serie di campionature sul territorio, sono state fornite risposte certe che sgombrano il campo da ogni dubbio, spazzando via dicerie e falsità propalate negli ultimi giorni a mezzo social sulla qualità delle acque di balneazione nel Comune di Margherita di Savoia.

A spiegare le cause di questo mutamento e a fare chiarezza sul fenomeno segnalato nei giorni scorsi, è Salvatore Giannino, presidente dell'associazione Fare Natura e rappresentante WWF, che spiega come tale colorazione sarebbe dovuta alla proliferazione della Tetraselmis, una microalga verde unicellulare, flagellata e totalmente innocua, escludendo quindi fenomeni di contaminazione e confermando la balneabilità delle acque.

Quali sono le cause principali del fenomeno dell'acqua verde che stiamo osservando in questi giorni lungo la costa di Margherita di Savoia?

«Il litorale di Margherita di Savoia ha vissuto, in questi giorni, un fenomeno biologico di straordinaria intensità: un "bloom" fitoplanctonico naturale, che ha dipinto le acque costiere di una tonalità verde, intensa e opaca. Non siamo di fronte a una contaminazione antropica, ma al respiro più puro della biologia marina: i monitoraggi costanti dell'ARPA Puglia, come comunicato dal sindaco Bernardo Lodispoto, escludono qualsiasi inquinamento, certificando la perfetta balneabilità e la salute del nostro mare. Il regista di questo mutamento cromatico è la Tetraselmis, una microalga verde unicellulare, flagellata e totalmente innocua. Complici le temperature superficiali marine eccezionalmente elevate e una prolungata stabilità idrodinamica, questo microrganismo fotosintetico ha trovato le condizioni perfette per una riproduzione esponenziale. In assenza di vento e correnti, la colonna d'acqua si è saturata di pigmenti clorofilliani che, adagiati sui nostri bassi fondali sabbiosi, trasformano la riva in una spettacolare e temporanea "foresta liquida". Questo dinamismo rappresenta l'esatto specchio marino dei processi ecologici che governano l'adiacente e protetto ecosistema delle Saline, creando una simmetria biologica unica al mondo. Mentre nelle vasche salanti l'ipersalinità e la luce estrema spingono la celebre Dunaliella salina a proteggersi sintetizzando carotenoidi che tingono il paesaggio di un rosa poetico e surreale, oggi nel comparto marino la Tetraselmis risponde al medesimo richiamo del sole, celebrando la vita attraverso il verde. Sono due facce della stessa incredibile biodiversità microscopica che abita il nostro territorio. È la natura che pulsa e si rigenera, in attesa che il naturale rimescolamento delle correnti e del moto ondoso disperda la biomassa algale, riconsegnandoci la trasparenza di sempre. Immergersi oggi in queste acque significa toccare con mano la straordinaria vitalità di un mare sano, sicuro e meravigliosamente vivo».

Esistono rischi, legati a questo fenomeno, per i bagnanti?

«La domanda sorge spontanea davanti a un mutamento così d'impatto, ma la risposta della scienza è netta e rassicurante: non esiste alcun rischio per la salute dei bagnanti. Immergersi in queste acque è un'esperienza assolutamente sicura. I dati dei costanti monitoraggi dell'ARPA Puglia parlano chiaro: le acque di Margherita di Savoia conservano intatta la loro eccellente qualità igienico-sanitaria. Il segreto di questa sicurezza risiede nella natura stessa della Tetraselmis. A differenza di altre specie microalgali che popolano i litorali rocciosi e che possono generare tossine nell'aerosol marino, questa microalga è completamente atossica. Non vi è alcun pericolo di irritazioni cutanee, dermatiti o fastidi alle vie respiratorie. Anche quegli elementi che istintivamente potrebbero allarmarci – come la comparsa di filamenti schiumosi sul bagnasciuga o un odore salmastro più pungente – non sono indicatori di inquinamento antropico o chimico. Sono semplicemente il respiro profondo del mare: il catabolismo naturale della materia vegetale che conclude il suo ciclo vitale sotto il calore del sole. Possiamo quindi continuare a vivere il nostro mare con assoluta serenità, lasciandoci avvolgere da questo insolito abbraccio verde, custodi della certezza che si tratta di un ecosistema sano, protetto e meravigliosamente vivo. Nel cuore della stagione estiva, la mancanza di conoscenza può trasformare la meraviglia in diffidenza e un fenomeno biologico spontaneo in un ingiustificato allarme. Alimentare paure infondate ferisce il lavoro di centinaia di famiglie che accolgono i viaggiatori con dedizione; scegliere la consapevolezza della scienza significa invece valorizzare la nostra terra. La divulgazione scientifica è lo strumento più potente che abbiamo per difendere un territorio, perché la conoscenza è l'unico vero antidoto alla paura e al pregiudizio. La mancanza di informazioni corrette genera un vuoto che viene rapidamente riempito dall'allarmismo e dalle fake news, capaci di distruggere in pochi giorni l'economia turistica e la reputazione costruite in anni di lavoro. Fare divulgazione oggi, portando la scienza tra gli ombrelloni e sulle spiagge, tra i cittadini è il modo più alto e concreto che abbiamo per prenderci cura del nostro futuro, dimostrando che un turismo moderno e resiliente cresce solo coltivando la consapevolezza, il rispetto e l'amore per la propria terra».

Questo fenomeno negli anni potrebbe diventare sempre più frequente anche e soprattutto a causa del cambiamento climatico?

«I dati satellitari della NASA e di Copernicus rivelano che negli ultimi vent'anni oltre il 56% degli oceani globali ha subito un progressivo mutamento cromatico verso il verde, un segnale inequivocabile dell'alterazione delle popolazioni fitoplanctoniche indotta dal riscaldamento globale. Nel contesto specifico del Mar Adriatico e delle coste pugliesi, i fattori climatici agiscono come veri e propri acceleratori biologici. Il riscaldamento globale non è più un'ipotesi astratta, ma una forza visibile che sta ridisegnando i ritmi biologici dei nostri mari, rendendo eventi come le fioriture algali specchio di un'epoca di profonde transizioni ecologiche. In questo nuovo scenario, il verde che accende temporaneamente il litorale di Margherita di Savoia non deve spaventare, ma renderci custodi più attenti e consapevoli di un ecosistema che risponde e si adatta al calore del pianeta. Conoscere il cambiamento climatico significa smettere di subire la natura come un'emergenza imprevedibile e iniziare a comprenderla come un corpo vivo che reagisce alle nostre azioni. Il futuro che ci attende ci metterà davanti a un pianeta terra profondamente diverso da quello a cui siamo stati abituati».