Sicurezza, tempestività e prevenzione: il bilancio del servizio Lifeguard a Margherita di Savoia
L’intervista a Salvatore Leone, responsabile del servizio Lifeguard
giovedì 17 settembre 2026
10.26
Si chiude la stagione balneare 2026 a Margherita di Savoia con un bilancio significativo per quanto riguarda la sicurezza sulle spiagge: secondo i primi dati, sono stati effettuati più di 60 salvataggi e gestito 14 interventi per bambini smarriti.
Questi numeri riescono a rendere l'idea dell'intensità del lavoro svolto durante l'estate dagli assistenti bagnanti e raccontano l'importanza di un servizio organizzato, fondato sulla professionalità, sull'organizzazione e sulla prevenzione.
A tracciare il bilancio della stagione è Salvatore Leone, responsabile del servizio Lifeguard di Margherita di Savoia, che ha sottolineato non solo l'impegno dei bagnini presenti quotidianamente sul litorale, ma anche il lavoro svolto "dietro le quinte" per garantire un corretto svolgimento di tutta la macchina operativa in termini di interventi tempestivi, sicurezza e gestione delle postazioni.
Abbiamo quindi intervistato Salvatore, ponendogli alcune domande in merito all'importanza degli assistenti bagnanti sulle spiagge italiane e sul bilancio della stagione balneare 2026 a Margherita.
Come funziona, in breve, il sistema che va dalla segnalazione all'intervento in caso di annegamento?
«In caso di bagnante in difficoltà, tutto parte dall'osservazione e dalla tempestività del bagnino di salvataggio. Non appena individua una situazione di pericolo, effettua immediatamente la segnalazione via radio, mettendo in allerta sia la nostra centrale, quindi i responsabili del servizio, sia i colleghi presenti nelle postazioni vicine. A quel punto il bagnino raggiunge la persona in difficoltà utilizzando il pattino di salvataggio oppure il Baywatch, a seconda della situazione e della distanza. Contemporaneamente i colleghi intervengono in supporto, perché in un'operazione di salvataggio è fondamentale non lasciare mai il soccorritore da solo. Durante tutta la fase dell'intervento, la centrale e i responsabili coordinano le operazioni via radio, dando indicazioni agli operatori e mantenendo il collegamento con la squadra impegnata nel recupero. Parallelamente viene allertata la Capitaneria di Porto. Un aspetto fondamentale è la valutazione immediata delle condizioni della persona soccorsa. Uno dei colleghi che interviene in supporto si occupa infatti di comunicare tempestivamente alla centrale l'evoluzione della situazione: se si tratta di un recupero senza particolari conseguenze oppure se la persona presenta condizioni tali da richiedere l'intervento del 118».
Durante questa estate 2026 si è verificata qualche situazione delicata? come l'avete gestita?
«Tra le situazioni più delicate che ci troviamo a gestire durante la stagione ci sono sicuramente quelle relative ai bambini smarriti. La procedura parte dalla segnalazione del genitore, che si rivolge al bagnino. Il bagnino informa immediatamente la nostra centrale e noi responsabili iniziamo a raccogliere tutte le informazioni necessarie: chiediamo al genitore una descrizione il più possibile dettagliata del bambino, come l'abbigliamento, l'età, i capelli e qualsiasi altro elemento utile per riconoscerlo. La prima cosa che cerchiamo di capire è anche dove sia stato visto l'ultima volta: se era in acqua, sulla spiaggia oppure in una determinata area dello stabilimento. Da quel momento si attiva una vera e propria rete di ricerca. Attraverso gli annunci al megafono viene comunicata la scomparsa e fornita la descrizione del bambino, prestando naturalmente attenzione a non creare confusione e concentrando la ricerca nell'area in cui è stato visto l'ultima volta. In base alle informazioni raccolte, indirizziamo inoltre i genitori verso gli stabilimenti e le aree che possono essere particolarmente attrattive per un bambino, come le zone con i giochi. Ed è proprio lì che, nella maggior parte dei casi, riusciamo a ritrovare i bambini: spesso, infatti, si allontanano semplicemente perché attratti da un gioco o da un'attività e non si rendono conto di essersi separati dai genitori. In altri casi, invece, iniziano a camminare cercando autonomamente mamma e papà e possono allontanarsi ulteriormente. Se il bambino non viene ritrovato entro i tempi previsti dalla nostra procedura, viene inoltre coinvolta la Capitaneria di Porto, così da ampliare ulteriormente il dispositivo di ricerca».
Quali sono i comportamenti rischiosi dei bagnanti che causano emergenze?
«Il principale problema che riscontriamo è ancora oggi la mancanza di una vera cultura del mare. Noi assistenti bagnanti monitoriamo costantemente le condizioni del mare e ci atteniamo anche alle indicazioni e agli allerta degli organismi preposti, compresa la Protezione Civile. Quando viene issata la bandiera rossa, e in generale quando le condizioni del mare diventano particolarmente impegnative, il messaggio deve essere preso seriamente. Non significa che il mare sia semplicemente "un po' mosso": significa che entrare in acqua può diventare pericoloso. Quest'estate abbiamo avuto alcuni fine settimana particolarmente difficili, con numerosi salvataggi. Un altro comportamento estremamente pericoloso è lasciare i bambini senza un controllo diretto mentre sono in acqua. Un bambino può trovarsi in difficoltà in pochi secondi, anche in acque che a un adulto possono sembrare sicure. E poi c'è un problema che purtroppo riscontriamo quotidianamente: molte persone non ascoltano le indicazioni degli assistenti bagnanti. Ci sono stati casi in cui, nonostante ripetuti richiami e fischi, alcune persone hanno continuato ad allontanarsi dalla riva o a ignorare le indicazioni di sicurezza, arrivando persino ad avere atteggiamenti aggressivi nei confronti dei soccorritori. In alcuni casi, paradossalmente, sono state proprio quelle stesse persone che poco dopo abbiamo dovuto soccorrere e riportare in sicurezza. Anche con il supporto della Capitaneria di Porto abbiamo riscontrato situazioni in cui alcuni bagnanti, dopo essere stati invitati a uscire dall'acqua, sono tornati nuovamente in mare o si sono allontanati, costringendo i militari e gli assistenti bagnanti a intervenire ancora. Per questo il messaggio che vogliamo lasciare ai bagnanti è molto semplice: quando il bagnino fischia, bisogna ascoltarlo. L'assistente bagnante è lì per proteggere le persone. Ascoltare le sue indicazioni significa tutelare prima di tutto la propria sicurezza, ma anche quella dei propri familiari e degli stessi soccorritori, che ogni giorno sono pronti a intervenire per aiutare chi si trova in difficoltà».
Quali sono i dati più eclatanti dell'organizzazione LifeGuard che quest'anno hanno fatto la differenza a Margherita di Savoia?
«Il dato che forse rappresenta meglio il lavoro svolto quest'anno a Margherita di Savoia è il numero degli stabilimenti balneari che hanno scelto di affidarsi a Lifeguard per garantire il servizio di salvataggio e la sicurezza dei propri bagnanti: parliamo di oltre 60 stabilimenti che hanno scelto di affidare a un'organizzazione specializzata la gestione della sicurezza in acqua, con l'obiettivo di offrire ai propri clienti un servizio professionale, coordinato ed efficace. Per garantire questo servizio abbiamo operato con 27 postazioni di salvataggio e 65 assistenti bagnanti, anche molto giovani, che hanno lavorato all'interno di una rete costantemente coordinata dalla nostra centrale. Credo che sia proprio questo il valore aggiunto che Lifeguard porta agli stabilimenti che scelgono di affidarsi a noi: non offriamo semplicemente la presenza di un bagnino sulla spiaggia, ma un vero e proprio sistema di sicurezza. Ed è un modello che non si limita a Margherita di Savoia, ma che Lifeguard porta avanti anche in altre realtà sul territorio nazionale».
Questi numeri riescono a rendere l'idea dell'intensità del lavoro svolto durante l'estate dagli assistenti bagnanti e raccontano l'importanza di un servizio organizzato, fondato sulla professionalità, sull'organizzazione e sulla prevenzione.
A tracciare il bilancio della stagione è Salvatore Leone, responsabile del servizio Lifeguard di Margherita di Savoia, che ha sottolineato non solo l'impegno dei bagnini presenti quotidianamente sul litorale, ma anche il lavoro svolto "dietro le quinte" per garantire un corretto svolgimento di tutta la macchina operativa in termini di interventi tempestivi, sicurezza e gestione delle postazioni.
Abbiamo quindi intervistato Salvatore, ponendogli alcune domande in merito all'importanza degli assistenti bagnanti sulle spiagge italiane e sul bilancio della stagione balneare 2026 a Margherita.
Come funziona, in breve, il sistema che va dalla segnalazione all'intervento in caso di annegamento?
«In caso di bagnante in difficoltà, tutto parte dall'osservazione e dalla tempestività del bagnino di salvataggio. Non appena individua una situazione di pericolo, effettua immediatamente la segnalazione via radio, mettendo in allerta sia la nostra centrale, quindi i responsabili del servizio, sia i colleghi presenti nelle postazioni vicine. A quel punto il bagnino raggiunge la persona in difficoltà utilizzando il pattino di salvataggio oppure il Baywatch, a seconda della situazione e della distanza. Contemporaneamente i colleghi intervengono in supporto, perché in un'operazione di salvataggio è fondamentale non lasciare mai il soccorritore da solo. Durante tutta la fase dell'intervento, la centrale e i responsabili coordinano le operazioni via radio, dando indicazioni agli operatori e mantenendo il collegamento con la squadra impegnata nel recupero. Parallelamente viene allertata la Capitaneria di Porto. Un aspetto fondamentale è la valutazione immediata delle condizioni della persona soccorsa. Uno dei colleghi che interviene in supporto si occupa infatti di comunicare tempestivamente alla centrale l'evoluzione della situazione: se si tratta di un recupero senza particolari conseguenze oppure se la persona presenta condizioni tali da richiedere l'intervento del 118».
Durante questa estate 2026 si è verificata qualche situazione delicata? come l'avete gestita?
«Tra le situazioni più delicate che ci troviamo a gestire durante la stagione ci sono sicuramente quelle relative ai bambini smarriti. La procedura parte dalla segnalazione del genitore, che si rivolge al bagnino. Il bagnino informa immediatamente la nostra centrale e noi responsabili iniziamo a raccogliere tutte le informazioni necessarie: chiediamo al genitore una descrizione il più possibile dettagliata del bambino, come l'abbigliamento, l'età, i capelli e qualsiasi altro elemento utile per riconoscerlo. La prima cosa che cerchiamo di capire è anche dove sia stato visto l'ultima volta: se era in acqua, sulla spiaggia oppure in una determinata area dello stabilimento. Da quel momento si attiva una vera e propria rete di ricerca. Attraverso gli annunci al megafono viene comunicata la scomparsa e fornita la descrizione del bambino, prestando naturalmente attenzione a non creare confusione e concentrando la ricerca nell'area in cui è stato visto l'ultima volta. In base alle informazioni raccolte, indirizziamo inoltre i genitori verso gli stabilimenti e le aree che possono essere particolarmente attrattive per un bambino, come le zone con i giochi. Ed è proprio lì che, nella maggior parte dei casi, riusciamo a ritrovare i bambini: spesso, infatti, si allontanano semplicemente perché attratti da un gioco o da un'attività e non si rendono conto di essersi separati dai genitori. In altri casi, invece, iniziano a camminare cercando autonomamente mamma e papà e possono allontanarsi ulteriormente. Se il bambino non viene ritrovato entro i tempi previsti dalla nostra procedura, viene inoltre coinvolta la Capitaneria di Porto, così da ampliare ulteriormente il dispositivo di ricerca».
Quali sono i comportamenti rischiosi dei bagnanti che causano emergenze?
«Il principale problema che riscontriamo è ancora oggi la mancanza di una vera cultura del mare. Noi assistenti bagnanti monitoriamo costantemente le condizioni del mare e ci atteniamo anche alle indicazioni e agli allerta degli organismi preposti, compresa la Protezione Civile. Quando viene issata la bandiera rossa, e in generale quando le condizioni del mare diventano particolarmente impegnative, il messaggio deve essere preso seriamente. Non significa che il mare sia semplicemente "un po' mosso": significa che entrare in acqua può diventare pericoloso. Quest'estate abbiamo avuto alcuni fine settimana particolarmente difficili, con numerosi salvataggi. Un altro comportamento estremamente pericoloso è lasciare i bambini senza un controllo diretto mentre sono in acqua. Un bambino può trovarsi in difficoltà in pochi secondi, anche in acque che a un adulto possono sembrare sicure. E poi c'è un problema che purtroppo riscontriamo quotidianamente: molte persone non ascoltano le indicazioni degli assistenti bagnanti. Ci sono stati casi in cui, nonostante ripetuti richiami e fischi, alcune persone hanno continuato ad allontanarsi dalla riva o a ignorare le indicazioni di sicurezza, arrivando persino ad avere atteggiamenti aggressivi nei confronti dei soccorritori. In alcuni casi, paradossalmente, sono state proprio quelle stesse persone che poco dopo abbiamo dovuto soccorrere e riportare in sicurezza. Anche con il supporto della Capitaneria di Porto abbiamo riscontrato situazioni in cui alcuni bagnanti, dopo essere stati invitati a uscire dall'acqua, sono tornati nuovamente in mare o si sono allontanati, costringendo i militari e gli assistenti bagnanti a intervenire ancora. Per questo il messaggio che vogliamo lasciare ai bagnanti è molto semplice: quando il bagnino fischia, bisogna ascoltarlo. L'assistente bagnante è lì per proteggere le persone. Ascoltare le sue indicazioni significa tutelare prima di tutto la propria sicurezza, ma anche quella dei propri familiari e degli stessi soccorritori, che ogni giorno sono pronti a intervenire per aiutare chi si trova in difficoltà».
Quali sono i dati più eclatanti dell'organizzazione LifeGuard che quest'anno hanno fatto la differenza a Margherita di Savoia?
«Il dato che forse rappresenta meglio il lavoro svolto quest'anno a Margherita di Savoia è il numero degli stabilimenti balneari che hanno scelto di affidarsi a Lifeguard per garantire il servizio di salvataggio e la sicurezza dei propri bagnanti: parliamo di oltre 60 stabilimenti che hanno scelto di affidare a un'organizzazione specializzata la gestione della sicurezza in acqua, con l'obiettivo di offrire ai propri clienti un servizio professionale, coordinato ed efficace. Per garantire questo servizio abbiamo operato con 27 postazioni di salvataggio e 65 assistenti bagnanti, anche molto giovani, che hanno lavorato all'interno di una rete costantemente coordinata dalla nostra centrale. Credo che sia proprio questo il valore aggiunto che Lifeguard porta agli stabilimenti che scelgono di affidarsi a noi: non offriamo semplicemente la presenza di un bagnino sulla spiaggia, ma un vero e proprio sistema di sicurezza. Ed è un modello che non si limita a Margherita di Savoia, ma che Lifeguard porta avanti anche in altre realtà sul territorio nazionale».